Dall’invito si riporta:
- “GLI STRACCIUNI VALLEFREDDANI” sono
un piatto tipico locale composto con farina di grano, olio d’oliva,
aglio, cipolla, basilico (masinicola), sedano (accio), prezzemolo (perdusino),
ceci paesani (cici pulicani) e zafferano (ingrediente che adesso è
stato sostituito dal pomodoro).
Un piatto millenario, le
cui origini si riallacciano alle antiche civiltà contadine quando,
al termine del raccolto, era in uso offrire a Rea, prima, e a Cerere,
poi, l’assaggio delle primizie dei raccolti (farrum).
In Vallemaio questo tipico piatto si cucina ormai in pochissime famiglie,
composte prevalentemente da persone anziane. Anticamente rappresentava
un vero e proprio rito che si perpetuava nei secoli ed aveva dei canoni
ben precisi.
L’antivigilia della festa della Madonna delle Grazie, cioè
il 3 agosto, si andava al molino per macinare un quarto di tomolo di grano.
La farina veniva burattata (con un setaccio da quaranta), ammassata sul
tagliere (tavolieglio) ed allargata con il matterello (laniaturo). In
mattinata si cucinavano i ceci nella pignatta (pignato) e nel pomeriggio,
due ore prima del vespro, iniziava il rito:
in un tegame venivano messi,
a seconda dei componenti della famiglia, due mestoli d’olio d’oliva,
aglio, cipolla, prezzemolo, basilico, sedano, un rametto d’erba
di pepe, venti pomodori e vari pezzi di salsiccia di maiale; il tutto
si lasciava cuocere a fuoco lento. Preparato il sugo si lasciava riposare;
nel frattempo, si metteva sul fuoco una
capace pentola (tiana de rame) piena di acqua, poi le donne della famiglia
provvedevano a rompere le sfoglie (pettole) con le mani, gettandole nella
pentola. Cucinate al dente venivano miscelate ai ceci e il tutto condito
col saporitissimo sugo e mangiate quasi tiepide.
 |
 |